martedì 11 ottobre 2011

La mucca, questa sconosciuta

Il post precedente parlava di corride, perché essendo un blog sull’educazione ambientale, mi pareva doveroso anche fornire notizie su come gli uomini di solito trattano gli animali con cui convivono. Non è piacevole vero?

Allora, proseguiamo questo viaggio proprio partendo da loro, mucche e tori.
In fondo, non essendo etologi professionisti, quali sono gli animali che avremo più probabilmente possibilità di incontrare nelle nostre scampagnate? Forse stambecchi e lupi? Aquile e pernici?
No, molto più probabilmente troveremo sul nostro cammino proprio loro, le mucche.
Essendo diventata vegetariana da alcuni anni, posso tranquillamente parlare di questi placidi animali senza sentirmi in colpa.
Come disse Franz Kafka: “Adesso posso guardarti negli occhi. Non ti mangio più.”

La prima cosa che posso dirvi è che, al momento di scrivere questo post, ne sapevo come voi sull’argomento. E dire che abito in campagna ( proprio mentre sto scrivendo, sento in lontananza il rumore di campanacci sulla strada. E’ la stagione della transumanza.) e che sono una guida naturalistica patentata!

So ad esempio che la mucca ha due corna che a differenza di quelle del cervo non cadono mai, so che ha grandi mammelle da cui sgorga ottimo latte ( questo perché viene forzata a partorire ogni due anni circa), che è la femmina del toro e che il loro piccolo viene chiamato vitello. So che è un ruminante e che si ciba di erba e fieno ( quando può). So anche che vista da vicino ha grandi occhi scuri e miti. Un po’ pochino vero?

Però, questo è un blog fatto apposta per crescere ed accrescere le mie conoscenze e spero le vostre. Quindi mi sono data da fare. Qual è la prima cosa che facciamo quando vogliamo raccogliere informazioni noi cresciuti nell’era del pc? Cerchiamo su internet.
Bene, le mie ricerche sono state abbastanza infruttuose. Ho trovato siti che parlano di mucca pazza sia come malattia ( quando sappiamo bene che i pazzi erano gli allevatori ndb), sia come catena di pizzerie, siti che parlano di allevamenti e di agriturismi, siti vegani e viceversa siti di cucina, ma sulla vita di ogni giorno di questo pacifico e bistrattato animale, niente. Sembra che le mucche ci interessino soltanto da un punto di vista culinario. Soltanto wikipedia  fornisce qualche notizia in più.

E quindi sono tornata ai vecchi modelli di ricerca: riviste, enciclopedie, libri. Vi dirò che non fa mai male tornare ai vecchi metodi.

Partiamo quindi dall’incasellamento sistematico:
Regno: animale
Philum: vertebrati
Classe: mammiferi
Ordine: artiodattili
Famiglia: bovidi
Genere: Bos
Specie: Bos taurus

Abbiamo detto che è un ruminante, quindi il cibo non passa direttamente nello stomaco per essere digerito ma ha un percorso un po’ diverso attraverso quattro cavità che sono rumine, reticolo, omaso e abomaso. Gli erbivori muovono la mandibola con un movimento di circonduzione. Se avete la fortuna di osservare una mucca al pascolo potete osservare facilmente questo tipo di masticazione. La mucca strappa l’erba arrotolandola attorno alla lingua dopo averla bloccata con le labbra. Più volte al giorno, poi, si stende per ruminare, riportando l’erba dal rumine alla bocca e triturandola con la saliva. La poltiglia così ottenuta ridiscende nello stomaco dove termina la digestione. Ognuna delle sacche ha una precisa funzione digestiva.
 Nella bocca risiedono 32 denti, mentre mancano sia gli incisivi superiori che i canini.
La mucca mangia circa 60 kg di erba al giorno, ma si ciba anche di cereali, soia e barbabietole.

La conformazione fisica è quella tipica dei Bovidi: la corporatura è robusta, il corpo allungato e gli arti colonnari.
Esistono molte razze di bovini, che si distinguono per dimensioni, colorazione del mantello, presenza e conformazione delle corna ecc. Le varie razze sono state selezionate dall’uomo attraverso incroci.
Le razze più comuni sono quelle dal manto pezzato e dalle corna di lunghezza media ( 20 – 30 cm circa) ma ci sono razze come le Longhorn inglesi in cui le corna possono raggiungere la lunghezza di un metro.

Il maschio adulto sopra i 4 anni viene chiamato toro, mentre d’età inferiore vitello ( purtroppo essendo allevati per la loro carne sono pochi i vitelli che giungeranno all’età adulta). Il maschio castrato è il bue pur mantenendo la stessa forza del toro, ha un carattere più mite in seguito alla castrazione e ancora oggi in molte aree del mondo non meccanizzate viene utilizzato come forza motrice per le macchine agricole.


La bovina adulta sopra i 3 anni o in gravidanza viene chiamata vacca. Il termine mucca comunemente usato è errato in campo zootecnico ed è un termine dialettale toscano, probabilmente derivato dal latino mungere o  dall’italiano muggire, oppure un’altra ipotesi è che sia semplicemente un termine onomatopeico che riproduce il verso della vacca.

Bene, ora passiamo all’azione sul campo. Come dicevamo, le mucche sono animali mansueti e facili da osservare anche durante una semplice scampagnata. Quindi da bravi etologi dilettanti dovremo armarci di taccuino e procedere all’osservazione di questi animali al pascolo. E’ una buona scuola che servirà ad impratichirci della tecnica di studio della fauna selvatica, per quando ci troveremo di fronte ad un branco di animali selvatici, siano essi camosci, cervi o stambecchi.
Trattandosi di animali domestici, non dovremo preoccuparci di spaventarli, ma è sempre bene ricordarsi che gli animali non vanno comunque spaventati e l’ambiente non va danneggiato. Queste sono le prime norme dell’etologo dilettante.
E chissà che dopo aver passato qualche ora in compagnia di questi simpatici animali, qualcuno di voi non diventi vegetariano!!!

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